
1 manoscritto, 1 museo e 14 artisti. 1 progetto, 1 mostra, 14 opere da comprendere.
E’ stata inaugurata il 21 novembre 2024 Contemporanei codici. Avicenna 1000 anni dopo, esposizione temporanea proposta dal Museo del Tesoro del Duomo in collaborazione con StudioDieci/vc e l’Associazione Medici Cattolici Italiani.
Il progetto
Tutto è nato da un antico manoscritto della Biblioteca Capitolare per il quale è necessario il restauro della legatura. AMCI, guidata da Elvira De Marino, si propone dunque di affiancare la cura del corpo, attraverso i suoi medici, alla cura per la cultura che crea benessere, mediante il restauro della legatura. Al fine di raccogliere i fondi necessari, insieme a Carla Crosio di StudioDieci/vc, AMCI ha realizzato un catalogo e chiesto a 14 artisti contemporanei di restituire la loro suggestione del libro e di creare 14 opere che saranno poi vendute dopo il 14 dicembre, al termine dell’esposizione.
Gli artisti – parte 1: Eusebio
Lasciando un pò da parte il manoscritto e il progetto, di cui potete trovare maggiori informazioni sul nostro sito, è tempo di raccontare gli artisti.
Le opere sono allestite nelle tre sale al piano terra del Museo: tre ambienti che rappresentano idealmente la spina dorsale delle collezioni. La sala di Eusebio, sala Sambonet e la sala dei Reliquiari. Un trittico di emozioni e suggestioni spirituali laiche ed ecclesiastiche che raccontano ogni aspetto della religiosità medievale e moderna e delle sue propaggini in quella contemporanea.
La sala dedicata a Sant’Eusebio, con l’urna predisposta per il patrono nel 1733, permette al visitatore di entrare nella vita quotidiana della Cattedrale con le suppellettili esposte, ma anche con la legatura del Codice A. Questa, quasi un’opera da inserire nella narrazione di Avicenna, è un esempio del passato di oggetto dai molti significati. Custodiva un manoscritto, è una reliquia da contatto, è espressione del luccicante sistema delle indulgenze medievali ed è un prezioso dono da un re ad un vescovo, dal mondo terreno a quello ultraterreno.
Il marmo, l’oscurità e la luce
Sala Eusebio ospita tre opere: Per non morire di Carla Crosio, Catabasi di Diego Pasqualin e L’Occhio dentro di Ruggero Maggi. Tre opere capaci di dialogare con le collezioni attraverso un percorso di fede e di luce, che è assente e per questo sprigiona potenza nella ricerca di quei raggi della fede capaci di illuminare il cammino (Catabasi si pone come antagonista di preziosi calici in argento, oro e pietre preziose).
Per non morire, con il suo marmo bianco puro e così luminoso da riempire l’ambiente, dialoga con la legatura del Codice A. Argento e marmo, scrittura ed epigrafe, elementi che insieme rimandano alla profondità della Parola. Ma il marmo è anche quello dei sepolcri, oppure del sepolcro laddove fu sepolto Eusebio, prima di essere traslato, a fine Cinquecento, nelle varie urne che lo hanno poi custodito, come quella del 1733.
L’occhio dentro completa il percorso verso la Verità, vivendo di luce propria e dialogando con la lucentezza del servizio portatile in vermeil, usato dai vescovi per raccontare il Verbo fuori dalla città.
Crosio, Pasqualin e Maggi
Carla Crosio è un’artista vercellese riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Presidente di StudioDieci | not for profit | citygallery di Vercelli, è anche docente con esperienze all’Accademia di Frosinone, Carrara e Firenze. La sua potenza artistica costringe il pubblico alla riflessione sulle tematiche sociali, ambientali e bioetiche più attuali.
Diego Pasqualin, varallese, oltre ad essere un artista acclamato è direttore artistico di StudioDieci | not for profit | citygallery. Come Carla, con cui collabora proponendo eventi ed esposizioni di alto livello, si dedica anche all’insegnamento focalizzando le sue forze nella crescita delle giovani leve. Il suo impegno artistico è particolarmente orientato sulla relazione tra individuo e corpo, fisicità e sentimento, piacere e dolore.
Ruggero Maggi, torinese, è uno dei più importanti esponenti della Mail Art. I suoi processi artistici si legano alla sperimentazione di nuovi linguaggi grazie a ciò che può disporre la tecnologia. Ha infatti lavorato con elementi quali laser, olografia, neon affiancandoli a elementi primari e naturali per ricreare narrazioni di poesia visiva.






